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Thoughts on "Un fardello importante contro un pregiudizio costante"
elesa91
5 set
Tempo di lettura: 2 min
La sua è una battaglia incessante contro un preconcetto esistente: se sei un De André devi saper suonare e cantare. Ma chi li ha stabiliti questi stereotipi? E se si avesse l’intenzione (o la vocazione) di perseguire un sogno diverso da quello segnato dalla propria genia familiare? È quello che cerca di raccontare Alice De André, figlia di Cristiano De André e nipote di Fabrizio De André, il cui albero genealogico non ha bisogno di altre presentazioni.
Nel monologo Alice (non canta) De André, l’attrice prende una “direzione ostinata e contraria” rispetto alle tradizioni di famiglia e sente il bisogno primordiale di urlare al mondo la propria identità, liberandosi dalla morsa di un’ombra incombente che ha da sempre marcato la sua vita personale e artistica.
La drammaturgia è scritta a quattro mani, ovvero dalla stessa De André e da Alessio Tagliento nella scrittura di uno spettacolo ironico e intimistico accompagnato dalla musica di un violoncello gradevolmente suonato da Giulia Monti dove, ovviamente, non saranno presenti canzoni di Fabrizio De André. Lo spettacolo è il secondo appuntamento serale al Todi Festival 2026 al Teatro Nido dell’Aquila che è un canto di rivolta in nome di un credo identitario più forte e di una ricerca interiore quasi fisiologica.
Alice De André ha trovato la sua voce proprio sul palco dove ha fatto del teatro la sua casa e non ha paura di mettersi a nudo e raccontare i suoi ricordi all'Agnata, in Sardegna, il suo rapporto con la famiglia e il coraggio di seguire la propria strada, con tutte le paure e fragilità esistenti.
“Continuerai a farti scegliere, o finalmente sceglierai” cantava suo nonno Fabrizio nel 1973 in Verranno a chiederti del nostro amore. Ma Alice De André, a discapito degli altri, ha scelto la sua cifra artistica.
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