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Thoughts on "Era Ora" - Un film di Alessandro Aronadio
elesa91
19 mar 2023
Tempo di lettura: 2 min
Difficile spiegare la concezione del Tempo. E pensare che i più grandi filosofi della storia hanno cercato di dare un senso esplicabile al Tempo. E ancora una volta in questo film, è proprio il Tempo a rubare la scena al protagonista, Dante, interpretato da Edoardo Leo.
Dante si smarrisce nel Tempo, uomo di quarant’anni con una bella vita e una relazione d’amore importante con Alice, Barbara Ronchi, ma che è troppo concentrato su sé stesso e sulla sua carriera per vedere ogni anno, proprio nel giorno del suo compleanno, cambiare la sua vita e tutto ciò che lo circonda.
Ogni inquadratura o cambio di scena rappresenta un passaggio di tempo inevitabile che porta l’uomo a interrogarsi sul senso delle cose e del tempo utilizzato, concentrato solo sul lavoro, perdendo tutti i momenti più belli della sua vita, come la nascita di una figlia o coltivando un amore.
Dante disprezza suo padre, interpretato da Massimo Wertmuller, per esser stato totalmente assente, ma ammetterà di aver seguito le orme e gli errori paterni.
Dopo tanti cambiamenti, Dante e Alice si distaccano, intraprendono altre relazioni, si ritrovano senza lasciarsi mai ed è solo verso la fine che Dante comprende davvero il potere drastico di Krono e le sue conseguenze.
Un film a effetto “Giorno della Marmotta”, sulla scia di “Era già ieri” un film con Antonio Albanese che ripete sempre lo stesso giorno tutti i giorni finché non comprende la chiave di salvezza che lo porterà a sbloccare quella situazione ciclica.
Una metafora molto forte che arriva al pubblico come una pugnalata, un invito amaro a non trascurare il tempo quotidiano e a non dare niente per scontato poiché niente verrà restituito.
Abbiamo tutti bisogno di un professor Keating de “L’attimo fuggente” a ricordarci di cogliere l’attimo, citando il poeta latino Orazio o di comprendere il messaggio di “Piccola città” di Thornton Wilder in cui gli esseri umani devono comprendere la vita mentre la vivono.
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