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Thoughts on “Oppenheimer” - Un film di Christopher Nolan

elesa91
20 nov 2023
Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 30 gen 2024



E’ stata un’estate calda quest’anno: in tutti i sensi, anche nel cinema.

Se abbiamo conosciuto il mondo tutto rosa-confetto di Barbie, il contro-altare era inevitabile: il regista Christopher Nolan risponde portando nelle sale mondiali il film “Oppenheimer”, la storia di Julius Robert Oppenheimer, il più grande fisico nonché ideatore della bomba atomica, la più straordinaria e nociva invenzione che sia mai stata sperimentata in epoca moderna nel campo della fisica quantistica.

Di origine ebraica, ma nativo americano, Oppenheimer si dimostra da subito legato alle radici di appartenenza. La creazione della bomba atomica è la dimostrazione quasi scientifica che qualsiasi scoperta, opera teatrale di qualunque genere presenta sempre degli elementi biografici.

Schierandosi contro l’egemonia nazista, Oppenheimer aderisce al progetto scientifico e di sperimentazione della bomba atomica, il Piano Manhattan del 1945, con la dichiarata intenzione di creare un’arma di distruzione di massa tale da portare l’America ad ascendere al vertice delle potenze mondiali. Nel frattempo, l’allora Unione Sovietica stava a guardare, intimorita. Ma andiamo per gradi.

Correva l’anno 1954. Era appena morto Stalin e c’era un clima di distensione nella Guerra Fredda. Oppenheimer viene processato dall’America per la sua opposizione alla Bomba H: è sospettato di avere avuto simpatia per il comunismo, stringendo rapporti con persone filo-comuniste gli è stato vietato accesso ai segreti atomici.

Nolan sceglie come tecnica narrativa l’uso del colore, il rallentamento delle immagini e suoni che rievocano quelli di una bomba per evidenziare i continui flussi diacronici e i passaggi di tempo da una sequenza all’altra, dando intensità ad ogni scena. Il bianco e nero sottolineano il presente mentre per evidenziare il flashback Nolan usa i colori come il nero ed il rosso del fuoco e del fumo che spesso compaiono come messaggio premonitore di un avvenimento straordinario da cui non si può più tornare indietro né redimersi: ovvero lo sgancio delle bombe atomiche ad Hiroshima e Nagasaki in Giappone nel 1945 che poteranno alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Una regia molto attenta, curata minuziosamente nei dettagli storiografici e nelle teorie scientifiche, “Oppenheimer” non è solo la storia di un uomo che ha fornito all’America lo scettro della potenza assoluta, ma un vero e proprio trattato di storia sull’Uomo e suoi propri errori, sulla ricerca megalomane dell’Uomo stesso di volersi sentire immortale ed invincibile.

Sincronismi junghiani? Il film esce in un periodo storico fortemente provato dalla guerra russo-ucraina, in cui la Russia non ha risparmiato la possibilità di minacciare il mondo con il suo intento di utilizzare la bomba atomica. E ci si è messo di recente anche il riaccendersi del focolaio palestinese che si porta dietro lo stesso carico di paura e angoscia che ha caratterizzato l’epoca della Guerra fredda.

Nessuno poteva supporlo ad agosto, al momento dell’uscita in sala, ma deve essere il segno evidente che il tema (o il rumore) di fondo persiste tragicamente nella storia dell’Umanità e rimane sempre attuale, aggiornandosi di continuo.

Gli interpreti da ricordare sono Cillian Murphy (Robert Oppenheimer), Emily Blunt (Katherine "Kitty" Oppenheimer), Matt Damon (generale Leslie Groves), Robert Downey Jr.(Lewis Strauss), Florence Pugh (Jean Tatlock), Josh Hartnett (Ernest Lawrence), Jason Clarke (Roger Robb), Casey Affleck (Boris Pash), Rami Malek (David L. Hill), Kenneth Branagh (Niels Bohr).
 
 
 

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