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Thoughts on “The Empire of Light” - Un film di Sam Mendes

elesa91
26 mar 2023
Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 8 mag 2023


C’era una volta, nella penisola britannica negli anni’80 durante il duro periodo politico della Iron Lady Margareth Thatcher, contrastato da contestazioni politiche e un crescente odio razziale, una segretaria tuttofare di nome Hilary, Olivia Coleman.

La donna, caduta in depressione e senza grandi aspirazioni, si dedica al lavoro in un piccolo cinema, intrattenendosi in una liaison col direttore, Colin Firth.

L’arrivo del giovane Stephen, Micheal Ward, ragazzo di colore con il grande sogno di poter studiare Architettura, sará per lei un raggio di Sole nella sua tetra vita, trovandosi a condividere una stessa quotidianità lavorando insieme nello stesso cinema.

Tra i due si crea subito una empatia e una confidenza tale da influenzarsi reciprocamente: Stephen imparerà a non arrendersi di fronte alle avversità della vita, nonostante fosse oggetto di mira da parte di alcuni fanatici inglesi. Hilary imparerá l’arte del sogno come regalo del cinema, trovando cosí un altro modo per evadere dalla sua realtá senza ricorrere a psicofarmaci o aiuti esterni.

Lo stile narrativo di "The Empire of Light" prende il largo verso altri orizzonti: sembrano ormai lontani i film che portano la firma del regista Sam Mendes come “American Beauty”, il film satirico sugli obiettivi e sul concetto stesso di bellezza dell’uomo medio americano e “Revolutionary Road”, capolavoro assoluto con l’affiatato duo composto da Kate Winslet e Leonardo Di Caprio, dove una coppia sposata tenta una fuggire dalla propria quotidianità ma che cadrà vittima delle convenzionalità della Società.

Il film sembra non decollare mai e non riesce a spiccare il volo come dovrebbe rimanendo intrappolato nel voler omaggiare il cinema.

Una storia in stile “Nuovo cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore, dove uno degli assistenti del cinema Norman, Toby Jones, insegna a Stephen l’arte del proiezionista del cinema, esattamente come Philippe Noiret insegnava al piccolo Totó tutto il suo sapere e la magia del cinema.
 
 
 

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